Bloody Maria e Babel e Totò

e sono nomi per una storia da gatti, per gatti, sotto tetti, sopra letti, in mezzo ai risvolti con citazioni come ‘ogni limite ha una pazienza’ Totò.

Ho sempre associato gennaio alla mia prozia, dicembre al presepe della mia bisnonna, quello con le arance e i mandarini ai bordi, sulla sommità del mobile con le tarme. Quella casa piena di muffa ma con mattoni pesanti, mobili scuri, madie piene di coperte, di ‘cuttunati’. Oggi è uno di quei giorni di gennaio che mi trasferiscono dove c’era una grande ‘televisioni’ al piano di sopra, nella stanza da spulciare, dove trovare segretissime foto sotto bottiglie di liquori con lo zucchero attorno al tappo, odori pastosi, polvere, riviste. carta e carta, postalmarket con i reggiseni solo struttura senza coppa. Tuttavia c’era calore anche per gli abusivi, per quelli sbagliati. La mia prozia era imponente, ‘curiosa’, abbondante di seno, era una presenza. Diceva che alla morte avrebbe detto che non era pronta, passa chiù taddu, non ci vegnu. C’era il fantasma di un carabiniere, non credo volontario. Il fantasma intendo. Di quelli che non vogliamo fare andare e li teniamo lì con le parole, potevi cercarlo per casa e quasi lo vedevi, che voleva scappare. Lui che finalmente era morto, aveva la sua divisa, ma non se ne poteva andare. Credo che mia zia rimpiangesse il sesso, e credo che fosse riprovevole il sesso tra gli anni 80 e 90 nel mio paesello, sebbene desiderato da un marito, quindi regolare, ma mia zia era una outsider, era arrivata fuori addirittura da Catania, conosceva Messina lei e ne parlava come di Washington. Ed era sanguigna e ‘sangusa’, almeno lo è nei miei ricordi tiepidi e ancora caldi come la foschia di questo oggi. a ogni modo, bloody Maria di questa storia è un pò più magra, c’ha molto pelo castagna e biondo, lungo, da spazzolare con quella spazzola messa lì a destra, prendila, sta nel pensile del bagno. La vedi, se ti sforzi la vedi, sta sempre lavando i piatti come in un incantesimo con mezzo pigiama e tanti pensieri e ride. Dentro di se ride ed felice. Non si vede ma ve lo dico io; è felice fino a metà storia, sia chiaro. Dalla porta, lungo, molto più lungo e felice, molto più felice di lei, entra sempre lui, come in un incantesimo. La porta è alla sua sinistra, alla sinistra di lei. Giusto per dare una misura alla vostra immaginazione… questo gatto, questo gatto. Questo gatto che una volta è stato su un tetto, poi su un letto, poi sotto a un letto. E c’ha cose da raccontare. Affascinanti come i suoi baffi, anche se i suoi baffi sono sempre sporchi. Insomma lui entra sempre con la pistola, si avvicina a Maria, gliela punta all’orecchio.

vi farò sapere.

Entro gennaio.

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