non è Amore e non è caCAO

I peccati della mano sinistra non sono spesso avvisabili dalla destra.
La destra tremava in quell’istante, la sinistra manovrava il coltello.

Sembra impossibile riflettere al mare. Poi invece sembra impossibile proprio non farlo, al mare.
C’è qualcosa nel suo perpetuo che ti trasferisce in una zona non protetta, in stato di ipnosi, dove le immagini, le soluzioni, le questioni e tutta la scacchiera si mischiano e si mettono a posto, io le vedo, vediamo se riesco a spiegare, come trasferite su una nuvola di fronte la mia testa. E da lì, per una commistione di varie cose, discorsi spezzati del vicino sulla sabbia, notizie della radio, il libro giusto nel momento sbagliato che ti sei nuovamente scelto, qualcuno di invisibile estrae la definizione finale: c’è al mondo pure chi non vuole essere felice perché non c’è abituato. E la sua tristezza è una zona di conforto e di alibi. Chi glielo fa fare? Regine recintate e attorniate da corvi neri, qualcuno sempre da odiare cosicché la rabbia può mantenere il suo colore e l’alibi per lo status di “sempre pronto per tradire”, cavalli uno davanti l’altro, scendi dalla scacchiera che ce la discutiamo fuori! Poi pedine e dame in un gioco che non ne vuole. Infinite opzioni per i disamori. Preferisco la “dama”, almeno non si può tornare indietro, non si può attentare alle spalle. Ho provato a capirli gli scacchi, per amore. Immenso. Ma da aggirare. E forse per questo modo insidioso di giocare mi sono rifiutata di capire, credo che insegnino a odiare. Ma è mia personale opinione.
Chi non riesce a essere felice gioca per tradire…
Sé stesso. Tradisce sé stesso. Gioca per rimanere solo sulla tavola di legno a colori.
La vedete messa in alto la scacchiera? Il sole che arriva di sbieco, facciamo da destra, su un re che non scende mai dalla torre, e l’unica cosa che possiedono, entrambi, su quello spazio di pregiatissimo legno, è solo l’ombra. Che si allunga. Il sole se ne va e l’ombra si allunga. E c’è sempre una notte nera da superare.
Non lo sa, non lo percepisce subito in effetti.
Mi capitava con la crema di nocciole, devo dirlo. Non avrei dovuto svuotare un barattolo nuovo in un’ora e allora stavo lì a guardare con estrema sofferenza, mi sfidavo, ci facevo il giro intorno, spostavo il barattolo, lo alzavo e passavo la mano sulla mensola come a togliere la polvere, tornavo e aggiustavo l’angolo per l’etichetta, che fosse dritta, un cucchiaino, uno solo, va bene, due. Il cucchiaio via. Poi di nuovo… altre due o tre volte di così. Oh… e vabbè. Aprivo e mangiavo e raschiavo. Sì. Infrante le regole. Tradito. Tradito me stessa. E la sensazione di insoddisfazione arrivava regolare. Presto presto e con dispiacere. Non aver saputo centellinare. Eravamo io e il barattolo vuoto e nessuna altra crema di cui godere. Allora non ne comprai più. Avrei potuto essere felice se avessi raggiunto un equilibrio. Non ne avevo, non avevo misura. La colpa alla crema, agli ingredienti, a chi l’ha inventata, (che personalmente lo farei santo) Ho dovuto eliminare la tentazione.
Quello che non mi spiego è, se non fa ingrassare, l’amore integrale, mistico, depurato, umile, fedele e dedicato di una donna, che lo tradisci a fare? Dopo la soddisfazione è maggiore o dilaniante-mente minore?
Mi trovo tra le mani, per un progetto di qualche spirito divertito, tutti libri e storie di coppie deformate pur di non risultare statiche, sminuite, conformi. Se c’è tanta letteratura ci sarà una ragione. E mi viene da arrendermi all’evidenza. Finirà che non resterà più nulla da raccontare e niente a cui pensare andando al mare?
Sarà che adesso sono felice e non dipendo dalla crema di nocciole, o sì. In effetti sì. La compro di rado quando so di aver perso un chilo, so che ne prenderò due in due giorni. L’ingrasso programmato. E questa cosa mi fa riflettere non poco. Io alla crema non dico bugie, lei lo sa che ho sempre delle tavolette di cioccolato con cui gestisco un po’ meglio la mia indipendenza, sa che non vivo senza le mie brioches al cacao. Nessuno di loro si sente ferito. La verità è che ognuna di queste cose nasce per essere mangiata, gustata o sbranata è lo stesso. Una donna che ti ama no. Non può stare nella stessa casa con le brioches e il fondente. Non è amore e non è cacao.
È un surrogato di “volevo essere qualcosa qualcun altro nella mia vita e siccome non posso più, non voglio scegliere”. Gli direi, attento, non sei felice con le brioches, non sei felice con le tavolette, non sei soddisfatto con la crema, attento che cala il sole e a un certo punto non resta più nemmeno l’ombra. Torna la notte. La notte torna sempre.
Io non sono mancina, il coltello dalla sinistra mi cadrebbe. Sempre di destra devo infierire. Con la destra scrivo e so carezzare. Ma con la destra uccido se devo ammazzare. Fiera me ne devo andare.
Ma poi guardo i libri che mi hanno trovata, sebbene io sfugga mi trovano sempre. E c’è sempre una donna che spera di far morire tondo uno che è nato quadrato. E scarto un’altra brioches al cioccolato, poi per qualche giorno eviterò il supermercato.

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