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era cominciata così

non ci avevano fatto caso, nessuno. Nemmeno le nuvole o i gatti. Eppure erano così attenti. Questa cosa era sfuggita di mano a tutti. Tanto è che si trovarono, lui, lei e un amico di lui in un bar. Lui rideva, aveva già tracannato due o tre birre, di certo in un altro bar, quando lei li raggiunse. Devi venire anche tu, stasera sei con me, con noi. E lei li raggiunse mentre stavano concordando che il posto dove lui era andato in vacanza poco tempo prima non era coperto, il cellulare non prendeva. L’amico di lui ripeteva, sì, lì il cellulare non prende. Lo ripeté un paio di volte per incidere meglio. Se troppo leggero può non essere vero.

Lui una volta era stato biondo e brillante. L’unica cosa che lei riusciva a vedere era: una volta. Forse perché l’aveva vista nei suoi occhi di nuovo quest’anno. Uno certe volte se la racconta e si allarga come un elastico, si tende. Lei ci aveva fatto entrare questa bugia come a rendere possibile l’ultimo sfiato. Era una cosa stupida ma lo avrebbe fato anche lei, se solo avesse avuto ancora un appuntamento sospeso? Si era interrogata. Lo sapeva? L’ultima innocente evasione, come le chiamava lui. Faceva parte sicuramente del libro di prima. Sarebbe stato un the end. Per lei. Se.

Il fatto era che lui rideva felice. Raccontava al suo amico del suo spazzolino, quello di lei. Che erano già allo spazzolino sistemato in bagno. L’altro aveva lasciato che la birra parlasse flaccida per lui e si tergiversava sullo spazzolino prendendo con le mani per aria, come fossero mosche, il ricordo di quando anche lui, l’amico, l’aveva lasciato dalla sua lei. Allora è già una cosa seria, certo. Certo ora loro due, gli altri, erano sposati e avevano un figlio. Questa cosa degli spazzolini magari porta bene. Loro tre attorno a quel tavolo da dietro sarebbero sembrati tre ubriachi. In fine dei conti forse, visto l’epilogo, oggi direste solo che ubriaca era lei anche se non riesce quasi mai a finire la sua unica bottiglia.

Lui una volta era stato bello. L’unica cosa che lei riusciva a vedere era quanto bello fosse per lei. Anche adesso. Con il suo piede, uno a terra, poggiato sui sandali e uno proprio adesso insinuato tra le sue cosce. E’ più facile con i sandali, uno lo sfili, se non sei anchilosato stiri una gamba e lo infili tra le cosce della tua donna, sulla sua sedia, in un bar. Lei ci ragionava sopra mentre li guardava ridere molli e inconsistenti. Aveva dei bei piedi lui. Forse non li meritava, una volta lei glielo aveva detto. Forse dopo quella sera. Forse dopo che avevano concordato che è vero che il telefono in quel paese della vacanza non prende dopo le 22:00. Perché dopo le 22:00 lui era scomparso. Ospite, per la notte, di un’amica che era di turno a lavoro quella sera lì.

Lei era così carina, così carina. Non avrebbe avuto senso non fare finta di credere. Che motivo avrebbe avuto lui a dover evadere da una relazione appena esplosa, felice? Non aveva senso, non aveva senso, no. Lui era intenso a letto. Intenso nei suoi ricordi. Intenso nei dolori. Intenso nell’amore. Lui aveva sfoderato lo slogan: sono diverso. Non sono più quegli anni lì, le diceva, e con gli occhi si andava a diverse rughe meno, tante. Tanti anni fa. Fidati di me. Certo, ogni volta che lui lo sottolineava a lei ritornava lo spavento di quante volte l’aveva aspettato la notte, di quante volte l’aveva cercato per strada, di quante volte… Il dolore, il rancore, l’umiliazione, poi l’amore, il sesso, la disperazione. Erano vividi quegli anni lì. Pieni di regali, di piccoli simboli, numeri e lettere, un pesce lanciato sulla parete, la macchia deve essere ancora lì. Lui allora aveva scostato una tenda per un po’, era venuto a guardare, preso le misure dove distribuire dolore, in piccole parti aveva tatuato amore, in piccole parti aveva tatuato rancore, in piccole parti aveva seminato ricordi. Poi aveva una donna e altre amanti e un altro padrone ed era andato via.

Lui si alzò per andare a pagare il conto. C’era caldo e non c’era niente da dire.

Lei era così carina. Che motivo poteva avere lui di andare a cercare altro proprio adesso? Era felice lui, si vedeva, mentre andava a pagare il conto dondolava.

Fecero finta che sì, il telefono non prendeva.

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