Senza categoria

la bocca

c’era una bocca tutta rosa. Aspirava fumo da una sigaretta e la sua mano carezzava una forchetta.

c’era un profumo di brodo che veniva dalla cucina. Aromi, spezie si preannunciavano delizie. Il conforto, quello sì, quello di una cena delle sere fredde, una luce fioca vicino a un divano, qualcosa di caldo e il suo cuscino. Una tovaglia improvvisata, per il piatto si era fatta spazio tra le buste della spesa, un accendino, un telefono e

un posacenere sporco. L’odore era pastoso, sinistro, acidulo. Odore di intriso. Ma era odore di casa. Accanto al piatto una forchetta, un tovagliolo, una busta del pane. La bocca era perplessa. Non sapeva come iniziare, sapeva che non aveva senso proseguire. La forchetta faceva di tutto per farsi notare ma la bocca non

una forchetta, già inutile per il brodo, allarghi pure i denti… Diventi? Una meraviglia. Una meraviglia… Tutte provano a mettersela in bocca. A fare restare brodo. Ogni tanto a qualcuna, la forchetta, vorrebbe insegnare un trucco per sembrare cucchiaio ma poi, di fronte all evidenza, pure lei… Allora niente, preferisce passar di bocca in bocca. In fondo sì, è più divertente, giacere su tavoli, su divani, no, sul letto no, giacere in cucina, o in macchina dopo un pic nic. Bocche di bionde, di brune, con le rughe di tanti anni fa quando era placcata d’argento e si poteva spacciare per preziosa. Una glielo ha detto, ti rivesto di oro… Se mi sforzo io ci riesco.. Avvicino quei denti. Allora la forchetta felice per un pò aveva lasciato fare. Si mirava dorata. Si piaceva. Diventava utile. Entrava in quella bocca felice. Si mangiava di gusto. Si lasciava lavare e asciugare con cura e aveva un bel posto soffice dove andare a dormire. Il problema furono le cene allargate. A quel punto le commensali riguardarono con interesse la forchetta. Dorata. Sembrava ridesse. Ricominciarono a passardela tra le mani. Tanto era gratis. E se qualcuna rimaneva senza tastarla era la stessa forchetta a invitarla. Che fa non vuoi vedere come sono diventata? Ma la ferraglia con il caldo si dilata. L’ oro sbiadisce. Rimane un ricordo. I denti si riallargano. A furia di segare si scalfisce. Una forchetta deforme può far male. Credo vada buttata via, a malincuore ma restano le foto si, le foto di quando era splendente, anni fa. Il metallo poi si differenzia di sabato insieme alle bottiglie. Certo, dipende dalla zona.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...