Senza categoria

è iniziata con un paio di scarpe

finirà in mutande

un paio di scarpe possono cambiare la vita di un essere umano. Basta che non siano buone e non abbiano criterio.

Secondo le mappe di digitopressione e riflessologia plantare devo avere scafazzato il punto dello stomaco. Stomaco reattivo diventa cattivo. C’ho messo un pò, dovevo digerire certe cose pesanti ma non l’ho ancora fatto:

Un lutto che non mi ‘cala’, non l’ ho masticato, mi ha preso a morsi e l’ho inghiottito, intero. Si sono danneggiate le orecchie a sentire quel suono, il suono di un pianto che avrei voluto mio e mai e poi mai ‘suo’. Sono punti che mi fanno male, ora me ne rendo conto. Certo, li ho cercati sulla mappa. Sono loro. Ma anche quelli di un fegato strizzato, di occhi che non volevano vedere e di una colonna vertebrale sfiancata e, manca il tasto della fiducia tradita da un paio di connazionali ma sono sicura che è un’insalata. Di punti. Cercare veleno alla voce ameno.

Insomma, prendo questi benedetti sabot a primavera. Arrivano rivestiti di pelliccia, hai visto mai? con 30 gradi all’ombra… un pò carucci, un pò più alti , un pò sornioni. 30 gradi all’ombra… il piede si rosola e s’incazza, cerca da solo la soluzione per soccombere di meno. Sto spulciando la mappa, mi pare che il cuore sia in un posto solo. Mi verrebbe da ridere se ce ne fosse. Per si e per no le scarpe le ho riposte.

Un fisico intossicato, sogni bisogni e colazioni a tre fino a quando una ‘malattia’ mi inchioda di notte per le scale sotto la pioggia a fare le borse calde al mio amore grosso, plaid e coppola e massaggi alle gambe, eravamo due femmine, una spettatrice pronta al declino, una manipolatrice scacciamosche e schiva destino e 56 chili stiracchiati e tictacchettaggianti. Insomma quel giorno lì le ore se lo volevano rubare, tanto hanno fatto che. Tac.

Se ne va dal cortile al giardino il un fiero pastore di bedduviddi. Uno che la sera gli dovevi fare le pernacchie nella panza stirato lungo sul divano che non mi ci sono potuta io stirare mai, al limite faceva spazio a lei, la vedova.

La cosa che non mi cala la devo scrivere perchè altrimenti non la digerisco, santa pazienza.

Stava lì tutti i giorni sul muro al rientro, fiero e alto, entravi e non ti cacava di striscio ma passando da lì una zampa ti inchiodava la spalla e gli dovevi dare un bacio. Ecco. Altrimenti non si passa. bAcio sulla zampa, poi al panciuzzo e poi forse te lo dava lui rischiando ti staccasse la testa perchè nel frattempo doveva fare Batman e saltare giù. WOLF.

iNSOMMA….un giorno lì, il primo… in giardino una cacca color rame… dopo nessuna cacca. La merda serve, credetemi, è fondamentale. Nessuno mai è morto dopo essere stato mandato a cacare, in REAltà gli stai augurando del bene.

Nulla di più vero.

Al quinto giorno, quello dell’apocalisse, dopo una notte insonne per le scale e il respiro del suo petto che faceva clac SI CORRE.

sI CORRe per una ecografia all’addome impossibile da prenotare. SI fa. L’addome è pieno di liquido, il cuore c’ha una sacca e pure lì, forse, si, forse che ha fatto, chi era il veleno, si sarà calato uno stecco. è caduto mai? Ora che gli facciamo…. va be. Lesioni al fegato e lesioni al cuore. Il medico ti guarda poco convincente nelle sue asserzioni e nella sua ricerca di conferme… ma piddaveru? Questo toro, questo leone? Sta qui perchè non gli riesce di cacare… Gli aspira maldestra un pò di liquido dal petto… prenota una radiografia. Corriamo per la radiografia e io e lui e la vedova presunta fermi su una banchina che non c’eravamo stati mai. Ingestibile e funesto stava lì fermo a fare il suo dovere di paziente.

La radiografia privata, si sentivano da fuori le manovre di un cristianazzo sballottato, io e la vedova ad aspettare… conferma. Conferma tutto. Come un pentito.

A casa per una doccia e di corsa per un prelievo di sangue alle 16.

Allo studio per salvargli la vita alle 21 e 30.

Il tempo qui si allenta… pare sia il tratto che non digerisco. Ve lo risparmio casomai si appiccia. Mi muore tra le braccia. Mi muore il mio amore, una parte di me, moriamo io, lui, un fratello e una mezza vedova. Si spengono 10 anni. Si invecchia tutti dentro l’abitacolo a cercare la macchina del tempo e riavvolgere quelle ore, fermarci a casa chessò, a fare un clistere. L’avevamo portato perchè non poteva cacare.

C’abbiamo ancora la bocca aperta e gli occhi spalancati. Una giornata di guerra. Bombardamenti, detriti. E il silenzio dopo la corsa. Il silenzio e un buco nell’aria che occupava e molestava, così come il postino eh, così come l’eco di queste colline. Riempiva. C’era. E poi non c’era più.

Non digerisco la violenza di quella giornata.

Non ho parlato per giorni.

C’ho ancora le mosche che non vogliono uscire dalla bocca forse perchè non sono riuscita a guarire nessuno e quello era ‘Il miglio verde’ e lui il gigante buono e io una zia turnista di Bedduviddi. Ma la bocca è aperta. Per il suo pianto. Per il suo dolore. Amore.

Poi siccome questo tedesco, a parte sensitivo, a parte rompicoglioni, a parte funesto era pure accuditivo…due giorni dopo mi manda un coso nero. Precisione di un corriere di Amazon, quella nel raggio di tre metri. Intenzione 100. Si mette davanti al cancello e aspetta che apra e poi via. E’ casa sua.

Connor muore il 6 di maggio.

Il coso nero si presenta raccomandato al cancello l’8. E’ 5 chili e uno sputacchio. Drogato di sicuro perché non si ferma un attimo. Otto, sei venuto l’8 ti chiami Otto. Otto della zia…ti ha mandato Connor? Si ferma a guardarmi serio e piccolino. Gli occhi neri su muso nero. Grazie. Gli devi dire grazie. E che se non fai il bravo ti chiudo fuori dal 33 e ti stacco il pisellino. Otto-neronero si leva la vita a riempire quel buco, cresce di corsa e sta ancora di qua dalla porta. Connor è nell’aria. Ogni tanto si vede l’ombra delle orecchie dal giardino. Io nel frattempo vivo in mutande . Ma a me non è ancora uscito un moscerino.

Senza categoria

breve

storia

inventata

e

triste

c’era una volta un cane da salvataggio festoso come un cucciolo

se ne stava per conto suo, non si mischiava con nessuno, specie con i lupi, c’aveva i fatti suoi e un amORE A senso unico grande. Andava bene così. C’ERA sempre il sole.

Chi crede al lupo è destinato ad essere dilaniato.

Che lupo sei?

Non sono più il lupo.

Dilaniato. Creduto. Dilaniato. Rimasterizzato. Dilaniato. Sperato. Dilaniato. SbuGIARDAto. Dilaniato. Tradito. Rinnegato. Dilaniato. Sfidato. Dilaniato. Ferito. Fasciato.

Fu.

Eppur non doveva aver fame, era stato cibato.

Per vedere il sole devono cascare ora le bende.

Fame.

Infame.

Fine.

Senza categoria

la bocca

c’era una bocca tutta rosa. Aspirava fumo da una sigaretta e la sua mano carezzava una forchetta.

c’era un profumo di brodo che veniva dalla cucina. Aromi, spezie si preannunciavano delizie. Il conforto, quello sì, quello di una cena delle sere fredde, una luce fioca vicino a un divano, qualcosa di caldo e il suo cuscino. Una tovaglia improvvisata, per il piatto si era fatta spazio tra le buste della spesa, un accendino, un telefono e

un posacenere sporco. L’odore era pastoso, sinistro, acidulo. Odore di intriso. Ma era odore di casa. Accanto al piatto una forchetta, un tovagliolo, una busta del pane. La bocca era perplessa. Non sapeva come iniziare, sapeva che non aveva senso proseguire. La forchetta faceva di tutto per farsi notare ma la bocca non

una forchetta, già inutile per il brodo, allarghi pure i denti… Diventi? Una meraviglia. Una meraviglia… Tutte provano a mettersela in bocca. A fare restare brodo. Ogni tanto a qualcuna, la forchetta, vorrebbe insegnare un trucco per sembrare cucchiaio ma poi, di fronte all evidenza, pure lei… Allora niente, preferisce passar di bocca in bocca. In fondo sì, è più divertente, giacere su tavoli, su divani, no, sul letto no, giacere in cucina, o in macchina dopo un pic nic. Bocche di bionde, di brune, con le rughe di tanti anni fa quando era placcata d’argento e si poteva spacciare per preziosa. Una glielo ha detto, ti rivesto di oro… Se mi sforzo io ci riesco.. Avvicino quei denti. Allora la forchetta felice per un pò aveva lasciato fare. Si mirava dorata. Si piaceva. Diventava utile. Entrava in quella bocca felice. Si mangiava di gusto. Si lasciava lavare e asciugare con cura e aveva un bel posto soffice dove andare a dormire. Il problema furono le cene allargate. A quel punto le commensali riguardarono con interesse la forchetta. Dorata. Sembrava ridesse. Ricominciarono a passardela tra le mani. Tanto era gratis. E se qualcuna rimaneva senza tastarla era la stessa forchetta a invitarla. Che fa non vuoi vedere come sono diventata? Ma la ferraglia con il caldo si dilata. L’ oro sbiadisce. Rimane un ricordo. I denti si riallargano. A furia di segare si scalfisce. Una forchetta deforme può far male. Credo vada buttata via, a malincuore ma restano le foto si, le foto di quando era splendente, anni fa. Il metallo poi si differenzia di sabato insieme alle bottiglie. Certo, dipende dalla zona.

Senza categoria

3 dubbi

Quando Mati aveva tre anni ballava a centro del cortile e faceva venire giù la pioggia.

Non aveva molti dubbi, direi persino il contrario.

Sapeva da dove venivano gli uccellini, Zelda per farle mangiare un uovo doveva chiudersi in bagno e non farsi vedere a rompere il guscio, così il suo pranzo per lei non veniva da lì come loro. Per fortuna, crescendo non ci fece più caso.

Ogni tanto le chiedeva notizie del semino, per disgrazia però, crescendo, ci fece molto più caso.

Il semino di Mati era suo papà.

Non ne aveva bisogno ma, ogni tanto, lo accarezzava con il pensiero e le andava a chiedere notizie. Zelda non ne aveva e inventava storie. Tanto le storie erano molto più vere della realtà.

Il semino in effetti non era tecnicamente papà, ma lei stessa. Ci ragionò verso i sei anni.

Allora fu il caso di definire i dettagli della storia, suo papà era un giardiniere ed era trasparente, le spiegò. Piantava semi finchè uno attecchì.

Non era molto convinta di questa spiegazione ma per sentirsi a lui più vicina iniziò a considerare diversamente le piante. Tutte le estati da quella la sua premura erano i gerani. Brava e accurata, i suoi erano in perfetta salute, quelli di Zelda ogni tanto stavano lì a boccheggiare cotti per via dell’acqua del portavaso, sì, esagerava e durante il giorno bollivano.

Anche lì, comunque insoddisfatta, volle dei semi. Per iniziare da zero.

Semi di cosa? fu il primo dubbio.

Piantando dei semi, poi, sarebbero nati altre Mati? era il secondo.

Glieli comprò mostrandole nomi e caratteristiche per rassicurarla che non c’erano in giro ‘semi di Mati’.

Sarebbe rimasta unica. Quella combinazione di bimba era stata possibile solo perché Zelda era il vaso.

Da allora quando preparava i suoi vasi stava attenta che non si avvicinasse troppo. Non si sa mai, le diceva.

Il terzo dubbio, che in realtà era proprio una domanda, fu come mai non c’era il suo papà.

Per la risposta concordarono di aspettare che compisse otto anni, lei aveva un calendario e depennava i giorni.

Zelda pure, nella speranza che virando verso ‘la donna’ avrebbe avuto la sensibilità di comprendere che fu difficile tutto, difficili le scelte, le potature. Le verità.

Che la vita era meglio con quel padre trasparente, che tanto poi lo aveva negli occhi, nel sangue, nei vizi. Quello che aveva le bastava, la rassicurava, lei crocettava i giorni.

Nel giorno del suo compleanno il suo regalo fu la verità, vestita a festa, come lei.

Le disse Mati, per fortuna tu non esisti. Sei fatta solo di nero su bianco per scrivere una storia, sei una serie di bozze e per questo puoi decidere tutto quello che vuoi.

Puoi farmi più alta, più giovane e più vecchia e il tuo giardiniere magari riscriverlo dottore.

Non ne fu subito convinta. Stette in silenzio per ore fino a quando tornò a chiederle quali fossero le caratteristiche migliori di un uomo. Voleva ‘scriverselo’ lei allora questo papà.

Zelda dovette riflettere a fondo per non compromettere il suo progetto e alla fine le diede quattro caratteristiche: la sincerità, il rispetto per gli altri, l’intelligenza e un buon odore. Sono cose che un figlio poi copia per diventare, si spera, persino migliore.

Lei la guardò intensa e intelligente, come se avesse gli anni di una vecchia.

Il buon odore me lo ricordo, le disse. Solo quello. Però anche questa tua è una bugia.

Aveva ragione, adesso le erano venuti almeno altri tre dubbi e uno era certamente riguardava sua madre.

Le disse che per capire la differenza tra una bugia che salva la vita e le bugie per gestire una doppia vita, avrebbe dovuto compiere dieci anni. Questa volta non si spazientì. Se quello,il giardiniere, non era una bella persona, di certo non avrebbe voluto scriverne la storia, nè essere sua figlia le rispose.

Per questo è cosa buona che tu sia una bozza, la rassicurò Zelda. Non è stato scritto nulla, nulla che rileggendo ti possa far male.

Si era fatta sera, indossando il pigiama decise che suo papà era una stella, che stava lì la notte a brillare poi invece che era un orso polare, bianco e morbidissimo, poi era il cane del vicino. Non le sarebbe dispiaciuto essere sua figlia, lui era molto carino, dopo invece era la figlia del gattino.

Un attimo dopo stava già dormendo. Zelda fumava una sigaretta in giardino.

Io mi sentii fortunata. Era veramente molto tardi e, spento il pc, non c’erano più Zelda nè la figlia di Nessuno.

Senza categoria

uomomediodifFORme: vernissage, what?

Clitoride non è esattamente un nome chic per un pub. Di sicuro non ti aspetti di mangiar pesce soprattutto perché nell’insegna ci sta, bello grasso, stampato, un maiale.

Già immagino uno che ti deve dare appuntamento là…si ci vediamo alle 9 e quaranta.

Chissà quanti uccelli, pensi tu, sbeffeggiando. Pare sia un posto per gente con i soldi, le donne vanno vestite da troXa. Le solite leggende metropolitane… Però non deve essere facile, effettivamente, ordinare pietanze come la zoccola, supponendo che magari ne arrivi una vera e si porta via il tuo ospite. Nessun uomo è immune alla fantasia, diciamocelo chiaro, anche il migliore pezzo da novanta si rivela una bestia, per cosa poi? 

Io ho deciso di andarci da sola, volevo vedere chi fosse il proprietario, di sicuro, pensavo, ostenta e si vanta di estrema conoscenza della fixa e di arti amatorie, cinque minuti e sarà vaffanculo, li conosco questi così. Arrivo lì, ordino spaghetti al sugo di riccio cercando di capire questo proprietario chi è. Nulla. Questo mi costringe a gustare la pasta. Buona, non posso recriminare ancora, pazienza…vado a finire il mio Insolia nel cortile. Il vento leggero e caldo fa il solletico a me e fa dondolare le cime degli alberi.

Resto seduta al buio in un magnifico silenzio finché non mi rendo conto che accanto, leggero come un fantasma, si è seduto un uomo dal viso estremamente elegante. Resto un po’ interdetta per bellezza, la scoperta e per il libro che tiene tra le mani. Inizia a raccontarmi quella storia, così, come se ci conoscessimo da sempre, in maniera semplice. A un tratto mi parla di vernissage, poi si ferma e mi chiede se per me è un inizio o una fine. Non ci penso più di tanto -una fine- rispondo. Sorride con gli occhi. Parte il primo tempo.

Senza categoria

Serena Pasqua (nome e cognome)

occhiverdi e capelli biondi. Nata su un social. Destinata ad avere opinioni. Destinata a ricercare like.

Immortale. Sembra.

Non è andata a squola. Non ne sentiva il bisogno.

Non è stata battezzata. I suoi erano futuristi.

Mi rendo conto di aver passato l’infanzia a studiare male la religione e chiedermi e chiedere il perché di tutto quello che succede agli uomini di Dio, che pareva, pare che poi, lui si disinteressasse. Anche oggi. Credo mi abbiano risposto che non poteva occuparsi di tutto, o che non poteva modificare quello che fan le genti, che, ai funerali, vuol dire che era SCRITTO e che in Lui bisognasse aver fede e basta. Altrimenti… ecco. Che siete veramente tutti infedeli?

Infedeli con un’opinione. Opinione contaminata dalla paura. De ché? Per dire, si vive fino a ottant’anni: una trentina sono di crescita e di costruzione di sogni, esplorazione dell’ambiente sesso, sorrisetti, frasi fatte, si studia, si cazzeggia. Poi bum.

Ruota più grande, più grande il cerchio. Aspettando che sia domani. Contando i giorni, passati i 45 anni. Contando quello che resta, aspettando a casa che venga il futuro. Vivendo di merda, TRANNE UN CIUFFETTO DI FORTUNATI, qualcosa che non ha definizione, sprecando quel tempo prezioso ad abbaiare. Bau. Qualcuno addirittura fa Cai Cai e basta, bestia.

Vero è, nonostante chi parlotta di politica e ideologie, costantemente, che si potrebbe provare a fare la rivoluzione, in ogni ambito, per essere precisi. Dal nostro mondo personale a quello concentricamente più grande, certo, ma gli schiacciamosche devono essere assopiti e avere lontano la paletta che poi sai è un attimo, si svegliano, convogliano, basta spegnere la luce in tutte le stanze e lasciare una lampadina sola per raccogliere tutte le mosche e Raid!

Dunque, mi affaccio un attimo sui social per vedere come sta Serena Pasqua e… tutti hanno opinioni sulle guerre, questa solo perché ha più campane, pare Pasqua pure lei. Che vorreste/vorremmo decidere mai? Chiedo veramente e semplicemente. Io della politica raccontata, schematizzata, giustificata dagli uomini sono veramente ignorante. Mi ha stufato subito, ai tempi in cui potevo studiarla, la favoletta che è SCRITTO e devi solo avere fede per Uno che dovrebbe essere milioni di volte più grande… penso a loro.

Penso che mi sono arrivate due bollette enel da 435 e 454 euro, le tasse, la tv, le accise, e pago, come tutti i cornuti della storia, oggi di meno, domani di più. Oggi ci sono poi magari decidono che una bombetta va sganciata qui, per fatti loro eh, mica per me, che sono una valida e conforme consumista…bellina, ma sai càpita. Càpita che uno debba sganciare, che vuoi farci. Poi così ci si mette forse d’accordo. No eh?

La storia la scrivono gli uomini e già questo è il danno. C’è poi storia non scritta e siamo veramente troppi e conflittuali, sacchi di paura, sacchi di cultura, sacchi di amore, sacchi di odio, sacchi di traumi, sacchi di niente e sacchi di troppo. Opinioni.

E tu stai lì ad aspettare che cambi qualcosa nella tua vita? Non sei stato abile a fare successo con i social inventando porcherie, non hai il corpo, la mamma, la struttura, gli amici per diventare influencer…Si deve cercare qualcos’altro. Che so, una deviazione sessuale. Una scusa nobile come una malattia psichiatrica e cercare di arraffare tutto. E poi devi avere anche l’energia per alzarti dal divano…

La vita, se non sei sotto le bombe, vola. The time che -Battiamo le manine che adesso viene papà, ti porta i biscottini e (baby’s name) mangerà. Clap hands. Yeahh.- is over.

Bello, però, il figlio di un politico a caso, (almeno se la foto è recente), io non sapevo manco che ne avesse uno ma poi… le notizie vere e false corrono, non lo sapremo mai per cui le prendiamo con le pinze e per sì e per no le leggiamo tutte và e dunque:

scrivono: il governo A ha accusato il figlio del presidente di B di finanziare un programma di ricerca militare per lo sviluppo di armi biologiche in Ucraina, e nello specifico antrace…

Sì più delle altre mi si è inceppata sta notizia, perché non ho ancora da scappare dalle bombe, certo, come direbbe mia nonna, u malucchiffari… altrimenti pensavo a lui. Ah no, un poco di tempo, in verità lo dedico anche a chi si fa fotografare in maglia verde militare, cioè proprio servizi fotografici, maglietta verde, sacchi da trincea…meno bello lui, siamo sinceri, non dice nulla. Gente che racconta di gas, di risorse, che morirà se fortunata, di vecchiaia, pure questa, non mi pare nessuno invincibile ma pare stiano programmando per i prossimi 850 anni, raccolgono soldi come se poi li spendessero per una vita scintillante ma sono sempre là… E m’è venuto il dubbio, come a squola.

la domanda è…questa gente, padre e figlio, nemico, alleato del padre e alleato del nemico, e come direbbe Pirandello, padre come lo vede il figlio e figlio come lo vede il padre e ognuno come vede se stesso…han trovato Dio, padre e figlio etc. e il pertugio per l’immortalità? Altrimenti non me lo spiego io, per vivere bene e godere in media 80 anni, cibo, sesso, case, avanti…un paio, la piscina…avanti…macchine di lusso, vestiti, amanti, vacanze. Ma poi si muore, cioè finisce.

No? C’avete biglietti per altri mondi? e l’immortalità scatta da una età precisa? nel senso, a me piacerebbe rimanere di 47 anni, max 48, che già faccio fatica al risveglio, non sono troppo scattante prima del secondo caffè. Se po ffa’? Ma è un club composto solo da voi? Non sono sicura di non annoiarmi dopo, non si sa mai, posso portare con me Serena Pasqua? Mi pare martoriata dagli ultimi anni, sai virus da laboratorio, mascherine, attacchi di panico, terrorismi, malattie, multe, bollette aumentate, grano modificato, glutine, latte scaduto, acqua avvelenata, venti di guerra…sciupata, ma è bidduzza…