Senza categoria

uomomediodifFORme: vernissage, what?

Clitoride non è esattamente un nome chic per un pub. Di sicuro non ti aspetti di mangiar pesce soprattutto perché nell’insegna ci sta, bello grasso, stampato, un maiale.

Già immagino uno che ti deve dare appuntamento là…si ci vediamo alle 9 e quaranta.

Chissà quanti uccelli, pensi tu, sbeffeggiando. Pare sia un posto per gente con i soldi, le donne vanno vestite da troXa. Le solite leggende metropolitane… Però non deve essere facile, effettivamente, ordinare pietanze come la zoccola, supponendo che magari ne arrivi una vera e si porta via il tuo ospite. Nessun uomo è immune alla fantasia, diciamocelo chiaro, anche il migliore pezzo da novanta si rivela una bestia, per cosa poi? 

Io ho deciso di andarci da sola, volevo vedere chi fosse il proprietario, di sicuro, pensavo, ostenta e si vanta di estrema conoscenza della fixa e di arti amatorie, cinque minuti e sarà vaffanculo, li conosco questi così. Arrivo lì, ordino spaghetti al sugo di riccio cercando di capire questo proprietario chi è. Nulla. Questo mi costringe a gustare la pasta. Buona, non posso recriminare ancora, pazienza…vado a finire il mio Insolia nel cortile. Il vento leggero e caldo fa il solletico a me e fa dondolare le cime degli alberi.

Resto seduta al buio in un magnifico silenzio finché non mi rendo conto che accanto, leggero come un fantasma, si è seduto un uomo dal viso estremamente elegante. Resto un po’ interdetta per bellezza, la scoperta e per il libro che tiene tra le mani. Inizia a raccontarmi quella storia, così, come se ci conoscessimo da sempre, in maniera semplice. A un tratto mi parla di vernissage, poi si ferma e mi chiede se per me è un inizio o una fine. Non ci penso più di tanto -una fine- rispondo. Sorride con gli occhi. Parte il primo tempo.

Senza categoria

Serena Pasqua (nome e cognome)

occhiverdi e capelli biondi. Nata su un social. Destinata ad avere opinioni. Destinata a ricercare like.

Immortale. Sembra.

Non è andata a squola. Non ne sentiva il bisogno.

Non è stata battezzata. I suoi erano futuristi.

Mi rendo conto di aver passato l’infanzia a studiare male la religione e chiedermi e chiedere il perché di tutto quello che succede agli uomini di Dio, che pareva, pare che poi, lui si disinteressasse. Anche oggi. Credo mi abbiano risposto che non poteva occuparsi di tutto, o che non poteva modificare quello che fan le genti, che, ai funerali, vuol dire che era SCRITTO e che in Lui bisognasse aver fede e basta. Altrimenti… ecco. Che siete veramente tutti infedeli?

Infedeli con un’opinione. Opinione contaminata dalla paura. De ché? Per dire, si vive fino a ottant’anni: una trentina sono di crescita e di costruzione di sogni, esplorazione dell’ambiente sesso, sorrisetti, frasi fatte, si studia, si cazzeggia. Poi bum.

Ruota più grande, più grande il cerchio. Aspettando che sia domani. Contando i giorni, passati i 45 anni. Contando quello che resta, aspettando a casa che venga il futuro. Vivendo di merda, TRANNE UN CIUFFETTO DI FORTUNATI, qualcosa che non ha definizione, sprecando quel tempo prezioso ad abbaiare. Bau. Qualcuno addirittura fa Cai Cai e basta, bestia.

Vero è, nonostante chi parlotta di politica e ideologie, costantemente, che si potrebbe provare a fare la rivoluzione, in ogni ambito, per essere precisi. Dal nostro mondo personale a quello concentricamente più grande, certo, ma gli schiacciamosche devono essere assopiti e avere lontano la paletta che poi sai è un attimo, si svegliano, convogliano, basta spegnere la luce in tutte le stanze e lasciare una lampadina sola per raccogliere tutte le mosche e Raid!

Dunque, mi affaccio un attimo sui social per vedere come sta Serena Pasqua e… tutti hanno opinioni sulle guerre, questa solo perché ha più campane, pare Pasqua pure lei. Che vorreste/vorremmo decidere mai? Chiedo veramente e semplicemente. Io della politica raccontata, schematizzata, giustificata dagli uomini sono veramente ignorante. Mi ha stufato subito, ai tempi in cui potevo studiarla, la favoletta che è SCRITTO e devi solo avere fede per Uno che dovrebbe essere milioni di volte più grande… penso a loro.

Penso che mi sono arrivate due bollette enel da 435 e 454 euro, le tasse, la tv, le accise, e pago, come tutti i cornuti della storia, oggi di meno, domani di più. Oggi ci sono poi magari decidono che una bombetta va sganciata qui, per fatti loro eh, mica per me, che sono una valida e conforme consumista…bellina, ma sai càpita. Càpita che uno debba sganciare, che vuoi farci. Poi così ci si mette forse d’accordo. No eh?

La storia la scrivono gli uomini e già questo è il danno. C’è poi storia non scritta e siamo veramente troppi e conflittuali, sacchi di paura, sacchi di cultura, sacchi di amore, sacchi di odio, sacchi di traumi, sacchi di niente e sacchi di troppo. Opinioni.

E tu stai lì ad aspettare che cambi qualcosa nella tua vita? Non sei stato abile a fare successo con i social inventando porcherie, non hai il corpo, la mamma, la struttura, gli amici per diventare influencer…Si deve cercare qualcos’altro. Che so, una deviazione sessuale. Una scusa nobile come una malattia psichiatrica e cercare di arraffare tutto. E poi devi avere anche l’energia per alzarti dal divano…

La vita, se non sei sotto le bombe, vola. The time che -Battiamo le manine che adesso viene papà, ti porta i biscottini e (baby’s name) mangerà. Clap hands. Yeahh.- is over.

Bello, però, il figlio di un politico a caso, (almeno se la foto è recente), io non sapevo manco che ne avesse uno ma poi… le notizie vere e false corrono, non lo sapremo mai per cui le prendiamo con le pinze e per sì e per no le leggiamo tutte và e dunque:

scrivono: il governo A ha accusato il figlio del presidente di B di finanziare un programma di ricerca militare per lo sviluppo di armi biologiche in Ucraina, e nello specifico antrace…

Sì più delle altre mi si è inceppata sta notizia, perché non ho ancora da scappare dalle bombe, certo, come direbbe mia nonna, u malucchiffari… altrimenti pensavo a lui. Ah no, un poco di tempo, in verità lo dedico anche a chi si fa fotografare in maglia verde militare, cioè proprio servizi fotografici, maglietta verde, sacchi da trincea…meno bello lui, siamo sinceri, non dice nulla. Gente che racconta di gas, di risorse, che morirà se fortunata, di vecchiaia, pure questa, non mi pare nessuno invincibile ma pare stiano programmando per i prossimi 850 anni, raccolgono soldi come se poi li spendessero per una vita scintillante ma sono sempre là… E m’è venuto il dubbio, come a squola.

la domanda è…questa gente, padre e figlio, nemico, alleato del padre e alleato del nemico, e come direbbe Pirandello, padre come lo vede il figlio e figlio come lo vede il padre e ognuno come vede se stesso…han trovato Dio, padre e figlio etc. e il pertugio per l’immortalità? Altrimenti non me lo spiego io, per vivere bene e godere in media 80 anni, cibo, sesso, case, avanti…un paio, la piscina…avanti…macchine di lusso, vestiti, amanti, vacanze. Ma poi si muore, cioè finisce.

No? C’avete biglietti per altri mondi? e l’immortalità scatta da una età precisa? nel senso, a me piacerebbe rimanere di 47 anni, max 48, che già faccio fatica al risveglio, non sono troppo scattante prima del secondo caffè. Se po ffa’? Ma è un club composto solo da voi? Non sono sicura di non annoiarmi dopo, non si sa mai, posso portare con me Serena Pasqua? Mi pare martoriata dagli ultimi anni, sai virus da laboratorio, mascherine, attacchi di panico, terrorismi, malattie, multe, bollette aumentate, grano modificato, glutine, latte scaduto, acqua avvelenata, venti di guerra…sciupata, ma è bidduzza…

Senza categoria

I soldi dei baci

Giovanna ma…
Il senso.
Non c’è un senso o forse è così grande che non lo vediamo. Metti l’orizzonte. Anche noi siamo l’orizzonte di qualcuno che sta dall’altro lato. Ma non lo vediamo.
Giusto.
Potrebbe essere.
Giovanna ma…
Il sentire.
Sento solo dolore.
Definisci dolore.
Ti faccio un esempio: c’è uno là fuori nel mondo che sa che, se dovesse incontrarmi, in un angolo remoto del passato, potrebbe pensare di dirmi: vieni a casa, subito!
Nel passato? Quale casa?
Lì. sì. Dentro. Noi.
E il dolore dov’è?
Nel sapere che non lo incontrerò più in quell’angolo remoto del passato dove potrebbe dirmi: vieni a casa subito! A casa. Capisci? Ma tanto lui è casa con tutte.
Senti solo dolore?
No, anche un dolore nero.
Due dolori… perché il primo di che colore è?
Bianco brillante accecante.
Ecco. Definisci il dolore nero.
Il dolore nero è quello che non puoi raccontare a nessuno perché non è tuo, e mentre ti rimbalza da una vena all’altra aumentando le tue pulsazioni, non puoi far nulla. Sei legato a un masso. Nero.
I suoi segreti, se fosse che, come tutto il resto, fossero veri, me li ha riversati addosso, se fosse che, e c’ha scavato un fosso.
Ne ho la responsabilità e per questo non lo posso fracassare.
Non lo posso ferire, anche se hanno ferito me.
Ha il porto d’armi e può sparare.
Io no.
E cerco un nuovo angolo. Ecco Giovanna. Ecco qui il sentire.
Dovevo farmi rimborsare i soldi dei baci. Sento di avere speso troppo e questo mondo è diventato rotondo per evitare che gli angoli di oggi diventino quelli in cui domani possa sentirsi autorizzato a dirmi: vieni a casa, subito! Ma il mondo tondo non ha indicazioni né zone di sosta.
La certezza a volte svolta presto, a pagina 3 di certi libri. E se svolta vuol dire che c’è un nuovo angolo.
Che libri.
Quelli che hai comprato oggi, ti ho visto sai…
Ah. Sa leggere.
Bene.
Giovanna ma…
Dormi, domani rimodelliamo il mondo.
Bene. Buonanotte. Ma i soldi dei baci?

Senza categoria

Tic tAC

Parli con il cane, con l’aspirapolvere, con il secchio, con le pietre.

Ti vedo sì.

Ti ho visto fare cose assurde o il niente più assoluto.

So che saresti capace di mettere il cane nel microonde e il pollo nella cuccia.

Il pollo crudo. Il cane vivo… per poi tornare di corsa a sistemare il cane. Odi il tempo se passa in fretta, se porta al buio, se non è ricco di cose, se hai sonno, se ti ruba le idee. Odi quelle ore in cui la luce si diluisce e si sperpera tra le foglie e poi le spegne.

Odi guidare di notte. Sentire tic tac quando si rinnova sul calendario qualsiasi data che riesuma dolore. Proprio non lo sopporti, no. So che non vedi l’ora di partire e subito dopo di tornare. Che odi trovare fuori da qui un mondo che sa ancora di radica di noce, di marmi anni ‘70, di bordure dorate e lampadari kitsch, la gente bianca, la faccia come di farina, la pelle screpolata, l’odore di chiuso come se dormisse la sera in un armadio, il bicchiere sfocato del bar, i graffi sulle cose.

I capelli sporchi. Il tempo che stringi, dilati, deformi, che percorri avanti e indietro per restare sempre lì sul passato a quelle ore accumulatesi come fasce sulla tua carne e che stringono, tirano, si allungano. Legano. Diffondono.

Stanno lì quelle ore come mille voci da mille megafoni che urlano per tutte le direzioni.

So che ami il tempo irradiato di sole, ridere, sognare, che vorresti avermi con te ma ti dimentichi di farmi riparare. Le lancette svenute sulle 3:33 di un giorno qualunque di qualche tempo fa. Mai più tic tac. E basterebbe un orologiaio, alacre, onesto e sognatore. Ma è fatica anche solo pensare di andare. Riparare. Ripartire. Odi.

Senza categoria

Ninni

La donna di Elia.

Si chiama Ninni. Elia che vaga da un certo lasso di tempo nella polluzione di un cielo un po’ cattivo, chissà perché, cattivo con lui. Un po’ si affacciava il sospetto che ci fosse un inciucio di soprannaturale, eh. In fondo era lì da sempre con le sue buone cure, con nessuna speranza a dire il vero, con la grande malinconia di una particella vagante. A suo pensare, a conti fatti, dopo un’esplosione di stelle. Così gli aveva spiegato Ninni che di stelle era ferrato. E per un certo lasso di tempo ha anche creduto che un pezzetto di sé, di quella massa di stelle fosse lei, Ninni. Vuoi perché si incastravano perfettamente. Vuoi perché parlavano dello stesso amore quando se lo concedevano. Lo vedevi nelle frasi. Tipo, passami il caffè. lui. Passami. lei. Uh. Il Caffè. lui. Si. Il caffè. Ecco. Sì lo so, non lo avete capito. Era un gioco di chi inizia la frase e e di chi ripete l’ultima parola. Fino a che la tazzina non arrivava a destinazione. Ecco. Di certo leggendolo, chi ha giocato con Ninni le sere che Elia non c’era, perché c’era quando Elia non c’era quella sera, come vi ho già raccontato, riconoscerà il teatrino. Ripetibile. Incollato. Adesso Elia lo sa. Elia la amava da sempre, da molto molto tempo passato a spingere lancette e cercarci dentro qualcuna che le somigliasse un po’. No, non il viso. Gli occhi cattivi, la carne chiara e sottile che si increspava liscia e piccola piega, liscia e piccola piega, attorno ai suoi begli occhi e quelle fossette quando aspirava il fumo che snellivano un profilo netto verso un cucchiaio con il labbro sorretto da un naso deciso. E sembrava più cattiva. A mollo nelle sue visioni personali e avvolgenti. A volte Elia ci entrava, a volte aspettava seduto di lato su quel divano blu. Lo conoscerete il divano blu. Dai, qualcuno di voi lo conosce. Non alzerete la mano, lo so. Ma non perché non vi sentite autorizzati da quello che provate con lei. Perché sapete che la sua punizione, anche solo con gli occhi saprà essere devastante. Nessuno deve sapere.