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Ad un uomo che non è mai tornato

sei tornato senza aspettare…

Hai riempito quei giardini di marzo di miele scuro e il mio sussulto, perché io ho sussultato, sì, ti ha sconvolto.

La mia mano fredda infilata nei tuoi occhi di ghiaccio.

Volevo prenderteli a costo di fare un buco. Lo sai.

Un buco nei tuoi occhi chiari.

Un soffio lento tra il cucchiaio delle tue labbra.

Ti asciugavo il sudore della fatica di fidarti dell’amore.

Carezzavi con il respiro la mia anima che stava per staccarsi in volo. Era lì lì per volare. La vedevi anche tu.

E ti guardo dormire adesso…ti guardo, non chiudo gli occhi per non farmi fregare.

A Dei e maghi abbiamo rubato gli stracci poco fa, sì, al pane le farine, ai frutti i colori. Il quadro si ricompone di quei sogni che avevo stuccato da sola. Sono anche troppi. Non ci stanno tutti dentro. E’ un’eresia.

La paura adesso ha una consistenza diversa, ma non è andata via. Ti guardo dormire e lei

si gruma vicino alle porte dello stupore, in un cantuccio, come per castigo.

Si scioglierà per le mie vene ogni volta che chiuderai la porta lasciandomi dietro. Per tornare, “promesso”.

E lascerò che tu me lo prometta, per non morire.

E aspetterò che il tuo ‘essere’ si ambienti di nuovo tra le mie scorze.

Carezzo piano la tua pelle.

Carezzo piano i miei desideri che, per la prima volta, si squagliano in un pensiero comune, come l’uovo di cioccolata insieme alla sorpresa e la carta. Non si capisce cosa sia dopo, ma si sa che è un tutt’uno.

C’è un fastidio.

E’ il silenzio.

L’assenza del dolore che mi ha tenuto compagnia fino adesso. E’ triste che anche questo mi manchi.

Che io avverta il suo lento staccarsi da me, un incalzare laterale, da sconfitto, con la bandiera penzolante da un fianco.

Va via. Pian piano anche io mi alleggerisco. E si rilassa il respiro, si abbassa il mio petto di battaglia, posa chiodi e martello ogni contadino che nel mio corpo fino adesso ha recintato il mio giardino.

Vanno tutti a dormire. Loro pare siano sicuri del tuo amore.

Io pare, sì mi sento come una copia della Madonna.

Scelta.

Mi metterò in preghiera per la gioia di averti, mi metterò in preghiera per avere la forza di volerti quando il rito dell’alba e del tramonto non sarà più magia, ma solo rito di andare e di tornare, e quando tra le lenzuola troverò un muro. Il muro delle cose scontate.

Quando guardandomi attraverso vedrai qualcos’altro, quando guardandoti ti attraverserò non vedendoti.

Ti ho amato nel mio futuro, ti amo nel mio presente, ti amerò nel mio passato.

A ritroso, inverso, di discesa, in corsa, a un incrocio che ci ricongiunge quando oramai le nostre strade erano lontane e ti guardavo dal punto più lontano del mondo: accanto a te.

(primavera 2005, una multiproprietà, una condanna)

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