IntERA

La luna è chiusa, la gente è in fila che aspetta di salire e rimane sospesa nello spazio a perdere il tempo che voleva guadagnare, lo stesso che voleva rubare agli altri. Tutti dietro a un cancello di cui solo un cervello ha la chiave. Mentre aspetto anch’io mi capita per le mani un esorcismo. Una di quelle robe da tutti i giorni, eh!
Ma non posso recitarlo se non capisco la metà della roba che si menziona, vado nel pallone, in enfasi, in mi ricorda qualcosa, in che sarà mai, in ma veramente possiamo fare questo noi? Per cui, vado a cercare vocaboli e storie. Mi arriva un flusso di informazioni mai nemmeno immaginate. Come una macchina che non si ferma allo stop e mi tampona. Un incidente, certe parole mi paiono un incidente. Mi arriva un fumetto di causa ed effetto. Incantesimi, preghiere, sogni, suppliche e lamenti.
Lamenti che quasi posso avvertire. Dolore di gente incatenata e forse pure dimenticata. Tutte quelle cose chieste alla luna per capriccio di una sera e che probabilmente sì o probabilmente no han condizionato i domani di tanta gente, le strade, l’orario in cui si arriva agli incroci. I contrattempi, le coincidenze perse. Quanta roba in cui ci piace credere o in cui crediamo veramente. Vera, fittizia, di cui noi soli abbiamo le prove, di cui non ne potremmo produrre mai, di cui magari siamo noi, le prove. Avidi. Avidi nell’intento di deviare il destino con la punta dentro di noi. Noi vorremmo essere il destino. Destino che non sapremo mai se ci piace oggi e domani mai. Credo sia, per questo più opportuno, che il vento che sposta il tempo scorra senza lamenti. Credo che abbia un piano, che sia temporaneamente, furbescamente, abbindolabile, come uno goloso che si ferma ad assaggiare. Un tempo che si lascia ingannare. Scorre in una direzione. Ma se lo fermi, scrivendone, ieri oggi e poi domani, puoi specchiarti nel tempo che fu e ritrovare quel piano di cui la nostra ignoranza era solo la farcitura grassa di certi anni, di certi contatti umani. E vediamo quanto folli e presuntuosi fossimo filosofi di allora, quanto tristi, catalogabili, sfiancati, filosofi di ora. Il tempo si ferma ad assaggiare ma poi riparte, raccoglie le sue bisacce e riparte. Fotografa le cose perpetue che sembrano non cambiare mai e invece si allargano, si estendono, partono da un punto e ci girano in tondo. Lui ne conserva memoria, scappa e sorride. Le cose perpetue, è concentrica la loro evoluzione. Non coincide con la direzione del tempo. Non si incontreranno mai. Almeno questa è la mia personale opinione. Non fate incantesimi per cui servano poi preghiere difficili. Non fateli. Se è vero che certe voci arrivano, se arrivassero tutte insieme, sarebbe una specie di schizofrenia. La vita senza incantesimi può sembrare ruvida e intossicata ma non sarà mai vera se viene condizionata. La sensazione che tutto è possibile e tutto è raggiungibile con una deviazione al percorso segnato… Per prendere una deviazione a volte si perde il senno, il senso, una vita intera.

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